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1800 - 1960

Naturalizzazioni nel Moesano

Naturalizzazioni nel Moesano 1800-1960
In alcune puntate ho pubblicato qui, con i dettagli, le naturalizzazioni avvenute nel Moesano negli anni 1887-1960. Riassumo ora con una Tavola quante furono le naturalizzazioni nei 160 anni dal 1800 al 1960. Preciso subito che questa Tavola non è certo esaustiva e i numeri lo sono per difetto, per le seguenti ragioni. Principalmente mi sono basato sui due volumi pubblicati a Coira nel 1965, del compianto archivista di Stato Dr. Rudolf Jenny, Einbürgerungen 1800-1960. Quest’opera è basata sulla documentazione conservata nell’Archivio di Stato a Coira, che spesso è lacunosa, nel senso che viene indicata la persona naturalizza "con la famiglia", ma senza indicare il numero esatto dei componenti questa famiglia, per cui io ho calcolato solo una persona. Per certe naturalizzazioni avvenute non esiste la documentazione nell’Archivio di Stato e talvolta questa documentazione non esiste più nemmeno nell’archivio comunale del comune che concesse la cittadinanza. Nel confuso periodo ottocentesco, quando il Cantone ordinò ripetutamente a tutti i comuni di naturalizzare un certo numero di famiglie residenti, apolidi ’sans papiers’, detti anche Heimatlosen (in dialetto matlòsa), negli archivi non è stata rintracciata l’opportuna documentazione (che forse si può trovare nei verbali comunali).
Per esempio non sono state contabilizzate le naturalizzazioni avvenute a Roveredo nel 1859 dei Manzoni (di Breglia/CO), Morelli e Raveglia (San Siro/CO) né dei Troger (del Salisburghese), dopo il 1850 e degli Schöneckerdel Württemberg nel 1862. A Roveredo nell’Ottocento vennero pure naturalizzati i Ratti della Valsassina.
A Grono, sempre per ordine del Cantone, nel 1853 ricevettero la cittadinanza i Cioffi, i Falciola, i Kienzele nel 1856 i Bordigoni.
A San Vittore, non riprese da Jenny, figurano le naturalizzazioni nell’Ottocento dei Boldini di Cossogno, di un ramo dei Peduzzi di Schignano, dei Borella di Como, di un ramo dei Berridi Vogorno nel 1882, e dei Cimarollidi Bondone nel 1910. I Belloli vennero naturalizzati a Cama nella metà dell’Ottocento.
A Verdabbio nell’Ottocento un ramo dei Peduzzi di Schignano e i Crottinel 1855.
A Lostallo nell’Ottocento un ramo dei Bianchi, i Bugada, i Francetti, i Franciollie nel 1910 i Santos.
A Soazza i Rognoninel 1859, i Colombonel 1905 e i Boffellinel 1907.
A Mesocco nella metà dell’Ottocento ottennero la cittadinanza i Federspiel, che già erano di antica famiglia patrizia grigione, ma da noi considerati matlòsa.
Altre naturalizzazioni di questi Heimatlosen in Calanca furono quelle dei De Bernardiin Arvigo nel 1867, dei Luisoli a Braggio Gobbi a Castaneda e di un ramo dei Peduzzia Santa Maria nell’Ottocento.
Nel 1953 a Selma vennero naturalizzati i Lussana residenti a Roveredo.
Non figurano nella Tavola nemmeno alcune cittadinanze onorarie, come quella data dal comune di Mesocco tra il 1830 e il 1835 all’Ing. Paolo Battaglia
di Milano, che costruì a San Bernardino l’edificio della Fonte minerale, né di quella onoraria concessa da San Vittore al Prevosto della cattedrale di Coira Dr. Ulisse Tamònel 1944.
Altre naturalizzazioni per ordine cantonale nell’Ottocento si possono rintracciare nei registri delle famiglie dei singoli comuni, oggi conservati nell’Ufficio di Stato civile di Santa Maria in Calanca.
Per questa ragione bisogna pensare che il totale delle naturalizzazioni avvenute nel Moesano, di 1693 persone, è maggiore - penso sulle 2’000 unità. Considerata la matematica del calcolo delle probabilità, bisogna pensare che dai naturalizzati menzionati (1693 o anche qualche centinaio in più), oggi ne dovrebbero vivere, tramite i discendenti, con l’attinenza ottenuta, dai 3’000 ai 5’000, sparsi ovviamente un po’ ovunque, anche perché furono naturalizzate molte persone che il Moesano lo videro solo in cartolina (mi sovviene di quel Sciucchetti di Villa di Chiavenna, naturalizzato in Braggio, che nominato Consigliere governativo (di Stato) alcuni anni fa, dimissionò ancora prima di entrare in carica poiché abusivamente si era fregiato del titolo fasullo di Dottore !).
La Calanca nei 160 anni presi in esame naturalizzò almeno 1564 persone e oggi questa Valle conta a malapena 800 abitanti, grazie anche a parecchi Svizzero-tedeschi ivi stabilitisi negli ultimi anni.
Dal Duecento al Novecento almeno i 4/5 delle antiche famiglie patrizie moesane si sono estinte in loco anche se alcune hanno ancora discendenti in Germania. Austria, Francia e altrove, ovviamente non più con la nostra cittadinanza. Contemporaneamente il dissanguamento della nostra popolazione dovuto all’emigrazione, fu compensato in parte dall’immigrazione, per cui la nostra popolazione moesana oggi raggiunge le 6’000/7’000 unità, mentre al tempo della visita di san Carlo Borromeo nel 1583 era stimata sulle 11’000 unità. Alcuni comuni come Mesocco e Soazza negli ultimi quattro secoli hanno mantenuto una popolazione stabile, altri (Roveredo, San Vittore, Grono, Lostallo) hanno avuto un notevole incremento demografico. La nota dolente viene dalla Calanca che annoverava alla fine del Settecento circa 3’500 abitanti e ora ne raggiunge circa 800.
Le migrazioni fanno parte della natura umana fin dalla preistoria e sempre ci saranno, e quindi non bisogna meravigliarsi che oggi ci siano tante persone che emigrano e magari vengono da noi o per motivi politici e religiosi di persecuzioni o di guerre, oppure nella maggior parte dei casi per esigenze economiche, cioè per trovare (come facevano i nostri antenati emigrati) un’esistenza migliore. Cosa che del resto è sintetizzata anche nel nostro proverbio Iè domà i montàgn che i sta férm, i gént i s’incontra.
Sulle emigrazioni e immigrazioni del passato e odierne, si possono fare molte considerazioni e paragoni. Oggi da parte di alcuni si pone l’accento su quanta malavita, delinquenti, spacciatori di droga, lazzaroni e approfittatori sono conglobati con gli immigrati che giungono da noi, ma anche nel passato le cose non erano migliori. Per esempio nella seconda metà del Cinquecento, durante la Guerra dei Trent’anni 1618-1648 e specialmente nella seconda metà del Settecento anche nel Moesano le cose, con le debite proporzioni e distinguo, non erano migliori. Prima della Rivoluzione francese in Mesolcina i tribunali criminali nostri funzionavano a pieno ritmo, con numerose condanne a morte di ladri, assassini, eccetera, come risulta dai verbali conservati dei nostri tribunali. Ma poi sta già scritto nella Bibbia Nihil sub sole novum.
La conoscenza delle emigrazioni ed immigrazioni può servire a meglio farci comprendere la nostra storia ed identità. Sull’argomento ho pubblicato negli ultimi 37 anni parecchi articoli che rinuncio a citare per non appesantire troppo il testo.

Cesare Santi





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