Emigranti - Il tempo che fu

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Emigranti > Svizzera > Spazzacamini

Lettere pubblicate ( Esse sono esattamente ricopiate )  da Luigi Corfù e Dante Peduzzi sull'almanacco del Grigioni Italiano del 1978.


Emigranti Mesolcinesi
Verso l'impero Austro-Ungarico


Queste lettere, pubblicate per la prima volta,ci riportano al mondo, ai problemi, al vivere quotidiano dei nostri emigranti, in particolare altomesolcinesi e sanvittoresi, che per secoli anno esercitato la professione, o meglio l'arte dello spazzacamino, nel vastissimo impero austroungarico. A partire dal  xvll secolo molti dei nostri convallerani prendevano la via  verso la cosidetta  >> Germania >> e, grazie  ad un'organizzazione corporativa molto elaborata, nonché ad  un`intelligente politica dei matrimoni ed a altri riconoscimenti ottenuti a corte ( privilegi ), riuscirono a mantenere il monopolio su questa professione in quasi tutto l'impero. Il giovano Fedele zarro, il mittente di queste lettere, lavorava a presburgo, oggi Bratislava, una bella citta posta sulle rive del Danubio e lontana circa una sessantina di chilometrinda Vienna. Questa città nei pressi dell'attuale confine austo-cecoslovacco-ungherese, fu sempre una dlle metwe principali dei nostri emigranti.
I nostri emigranti partivano raramante da soli. Di solito si aspettava lôccasione per in compagnia, in gruppo. E ciò non a caso. Il viaggio era effettivamente lungo, motivo per cui, specialmente ai giovani, occorreva la protezione di gente esperta e pratica. Naturalmente chi partiva doveva essere in buona salute per poter anzitutto portare a termine  il lungo tragitto, gran parte del quale veniva percorso a piedi. Inoltre il mestiere stesso richiedeva uno stato di salute franco e delle doti fisiche particolari. Bisognava essere di figura longilinea e snella  per potersi intridurre nei camini e scalarne palmo per palmo le pareti perpendicolari. Sovente però gli spazzacamini si ammalavo, soprattutto perchè i loro polmoni erano costantemente a  contatto con la fuligine e la polvere dei camini.
Appena giunti a destinazione si entrava subito in corrispondenza con coloro che erano rimasti al paese. La lettera non era un semplice e  convenzionale scambio di notizie. Anzi essa costituiva l'unico modo per intrattenere un legame affettivo con il paese ad i parenti lontani. lodimostra anche il fatto che esso veniva spesso abbellita ed ornata con semplici pitture ad qcquarello. Una delle lettere delle quali stiamo parlando ci mostra l'intestazione, una semplice e vivace pittura: una rosa, una barca dalla vela gialla e rossa, un'ancora dorata e quattro fiorellini blu. Si tratta forse di segni o simboli particolari aventi un preciso significato per le persone che stavano in corrispondenza. In occasione di qualche festività poi, la lettera permetteva all'emigrante di avvicinarsi, di sentirsi meno lontano da quelle che erano le tradizioni del paese, sempre vive in  lui. Il continuo chiedere di quelli di casa, la voglia di sapere le ultime novità, il rammarico profondo per non avere ricevuto ancora risposta alla sua ultima lettera sono elementi che ci mostrano l'intenso e sincero attaccamento dell'emigrante al suo paese.
Conl passare del tempo poteva capitare che in paese corressero delle strane voci sulla sorte toccata alla persona partita.
Ecco allora che questa, messa al corrente dai parenti,reaiva prontamente  giudicando i propri avversari con l'appellativo di << ferükte >>, non tanto gentile per la verità.
Sarebbero ancora molti gli elementi di queste lettere che si presterebbero ad un'analisi più specifica. Si noti, per esempio, con che finezza lo spazzacamino indica alle sorelle la lunghezza delle calze che intenderebbe ricevere da casa.
Con la pubblicazione di queste lettere seguite da un brevissimo commento abbiamo voluto toccare quella che è la storia affascinante della nostra emigrazione.
Grazie a questi scritti  di spazzacamini nell'impero austro- ungarico, di pittori e vetrai emigrati per la Francia, il Belgio, l'Olanda, dei camerieri partiti per l'inghilterra ecc., riusciremo forse, un giorno, a ricostruire uno dei capitoli di storia più importanti per la nostra regione.

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