Giugno - Il tempo che fu

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Giugno

Rubriche > Radici di Fasani Rodolfo

Giugno "La falce in pugno"


I proverbi, che hanno radici antichissime e alle volte sottovalutati dai grandi letterati, sono la saggezza dei popoli e sono più che mai vivi nella tradizione.  Si tratta di elementi fra i più popolari che abbracciano diversi aspetti della vita quotidiana, come: agricoltura, meteorologia, morale, religione e sentimenti. In altre parole un proverbio per ogni situazione.
Nel mese di giugno i proverbi più gettonati sono quelli legati al lavoro nei campi: Giugno la falce in pugno / Se giugno non fa sudare pane e vino fa mancare  / Biondo ondeggia di giugno il grano pronto sta il contadino con falce in mano / Finché giugno non è all'otto non ti togliere il cappotto.

Giugno è anche il mese del sole in quanto il 21esimo giorno, ovvero nel solstizio d'estate, si raggiunge la massima durata di luce nell'arco di un giorno. La sua origine deriva dalla dea Giunone, dea delle donne e moglie di Giove, una delle tre divinità più importanti del Pantheon di Roma. Anche la dea dei matrimoni, perché sposata con Giove, come raffigurato nell'affresco accanto del Carracci.
D'aprile non t'alleggerire, di maggio non te ne fidare, di giugno fa' quel che ti pare / Se piove per San Barnabà l'uva bianca se ne va; se piove mattina e sera, se ne va la bianca e la nera / Se piove per San Vito il raccolto dell'uva va fallito.

Molti sono le espressioni e i modi di dire raccolti nel dialetto di Mesocco che si possono accostare al mese di giugno e all'inizio della fienagione, appunto “Giugno, la falce in pugno".
Quand el  Pombi el gh'a su el capell: lassa la ranza e ciapa el rastél; quand el Pombi el gh'a su la franza. Lassa el rastél e ciapa la ranza. Trad.: Se il pizzo Pombi ha la vetta coperta di nubi, minaccia brutto tempo. Se invece sotto la vetta c'è solo una fascia di nuvole il tempo sarà bello. Fégn giumou l'e mèz téciou / Quand el fégn l'e a ondana, l'e prést spandu e subit séch / Lasa miga i cuzéi de legn al zou, che i se fénd o anca el marladéi che se rovina l'ancun. Trad.: non lasciare i portacote di legno al sole che si fessurano e anche il “marladei” che si rovina l'incudine.
U ruvinou la fausc cul sèghè el gervin de chela riva. Trad.: Ho rovinato la falce col falciare l'erba così dura di quel pendio. Sèga pisé a rasént che chest'an el fégn l'e scarz.
Sui monti la nostra gente si cimentava con l'arte casearia, da qui l'espressione:
Anchéi l'a cantou el cucu: el lac l'èra aghèr, la mascarpa l'e miga riuscida, el furmag l'e cucch e l'buteir l'e mar:




a cura di Rodolfo Fasani
(foto: Gli sposi Giunone e Giove))

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