I Matlòsa - Il tempo che fu

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I Matlòsa

Naturalizzazioni nel Moesano

I Matlòsa
Il termine dialettale matlòsa è spregiativo che indica persona vagabonda, zingaro (sclífer) e non è ripreso nei due vocabolari dialettali mesolcinesi, ma io l’ho sentito spesso pronunciare fin da bambino. Esso deriva dal tedesco ‘Heimatlosen’, senza patria. Dopo la bufera delle guerre napoleoniche e la Restaurazione, anche da noi ci si dovette confrontare con tanti immigrati che in pratica non avevano più alcuna cittadinanza. C’era una grande confusione e spesso anche famiglie come i Federspiel grigioni accantonatisi a Mesocco e che nel passato diedero tra altro due vescovi di Coira, da noi erano considerati Heimatlosen
Nel 1811 e 1813 il cantone dei Grigioni fece il primo tentativo per risolvere la questione; nel 1815 e 1819 si emanarono le prime leggi in merito e in votazione popolare la maggioranza dei comuni accettò i senza patria come loro attinenti.
Nel 1839 poi si passò a una nuova legge in virtù della quale 55 persone furono ripartite in differenti giurisdizioni grigioni con l’obbligo di accordare loro l’attinenza.
In tale occasione la Calanca si vide attribuire l’obbligo di naturalizzare i Kienzel, i Mehli e i Sablonier.
Ecco un documento in proposito.
Arvigo, 14 luglio 1840
Formalmente comandata la radunanza di questa comune di Arvigo dietro dei sottoscritti reggenti.
Fu rappresentato dal signor Landamano Antonio Emanuele Gamboni di avere 3 individui Heimatlosen, cioè: Maria Anna Mehli d’anni 19, Crescenzia Mehli d’anni 13 (sorelle) e Giuseppe Kienzel d’anni 7, tutti di religione cattolica, bramando che fossero accettate come attinenti di questa comune di Arvigo.
I quali difatti, aderendo alla buona raccomandazione del prefato signor Gamboni, vennero oggi, tenor le vigenti leggi ed ordini comunali presenti e futuri e non altrimenti, accettati.
Ordinando in pari tempo di rilasciare loro le necessarie carte ed attestato per essere come tali riconosciuti in ogni tempo...
Da altri documenti di archivio risulta però che all’inizio questi Heimatlosen che ricevevano l’attinenza di un comune non venivano considerati come veri cittadini, ma solo come semplici attinenti.
Non potevano usufruire dei beni patriziali, né far uso politico del diritto di cittadinanza: in pratica erano riguardati come cittadini di seconda classe.
La legge federale del 1851 finalmente li dichiarò come veri cittadini.
Nel 1838 nel Grigioni erano stati ripartiti in diversi comuni, senza alcuna pressione da terza parte, ben 208 individui, appartenenti a 105 differenti famiglie.
Nel 1850 si costatò che molte persone non grigioni, abitanti però nel cantone, non erano in possesso di carte e permessi regolari e la maggioranza di costoro si trovavano nel Moesano.
Si trattava in tutto di 141 famiglie con 559 persone, tutta gente che era immigrata da noi dall’Italia e dal Ticino nei trascorsi 100 anni.
I comuni che non avevano accettato dei nuovi cittadini, per non aggravare il loro bilancio, ricevettero delle sovvenzioni dal cantone.
Nel 1853 si fece un’inchiesta generale per stabilire esattamente il numero degli attinenti in ogni comune.
Da ciò risultarono che in totale questi Heimatlosen erano 4144, tra cui 169 a Lostallo, 234 a Mesocco, 60 a Roveredo.
Controllando in Val Calanca i senza patria ivi naturalizzati nei comuni di Braggio, Rossa, Arvigo, Selma, Santa Domenica e Cauco in quel periodo, si trovano le famiglie Hossmann, Mittner e Frei a Braggio; a Rossa pervennero i Bacchini, ad Arvigo i Kienzel e Mehli, a Selma i Scherrer, Brunner, Meier, Pilati e Ratti, a Santa Domenica i Gruber e Büchler e a Cauco i Metzler, oltre ai Franzetti e Sablonier (ascritti nel 1853). Gli Hossmann sborsarono a Braggio nel 1835 per l’acquisto della cittadinanza 18 £uigi d’oro di Francia, corrispondenti a circa 2800 franchi della seconda Guerra mondiale; i Mittner pagarono al medesimo comune 20 £uigi d’oro. I Bacchini erano cittadini di Rossa già dal 1826. I Kienzel (o Kienzler) e i Mehli divennero cittadini di Arvigo tra il 1840 e il 1845. Gli Scherrer e Brunner pagarono poi a Santa Domenica i primi 8 £uigi d’oro, gli altri 18 £uigi e ciò già nel 1830.
Quindi dopo la legge federale del 1851 ci furono parecchie naturalizzazioni, non certo forzate, ma molto costose per chi ne beneficiò. Per esempio dal 1851 al 1859 a Roveredo ottennero la cittadinanza le famiglie Troger proveniente dal Salisburghese, Manzoni e Raveglia dal Comasco. Passata questa regolarizzazione dei ‘senza patria’ di metà Ottocento, si ritornò poi all’antico con molti comuni (come Roveredo, Mesocco, Soazza) che non concessero più naturalizzazioni fino al’inizio degli anni sessanta del Novecento. In altri comuni, curiosamente (Arvigo, Braggio, Buseno, ecc.) si approfittò enormemente dell’entrata finanziaria causata dalle naturalizzazioni e in tal senso si procedette forse in modo eccessivo, dando la cittadinanza anche a gente che il comune non l’aveva mai visto se non in cartolina ! Cosa che si è verificata anche negli ultimi anni col comune di Castaneda. Per maggiore chiarezza e più ampia informazione consiglio di leggere i due volumi, opera dell’ex archivista di Stato grigione Dr. Rudolf Jenny, Einbürgerungen 1801-1960, in vendita presso l’Archivio di Stato grigione a Coira.

Cesare Santi





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