Il contadino - Il tempo che fu

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Il contadino(U  furese )

Vi è un libro di Martino Abatelillo – Storia di contadini– pubblicato postumo nel 1973, che narra “storie vere, vicende vissute, fatti realmente accaduti, persone e cose e modi di vita di un tempo che ormai non c’è più, il tempo che forse chiamiamo della “Civiltà contadina”.
Non è facile illustrare in un modesto articolo un così complesso argomento e solo provarci è forse presunzione. Tant’è.
Per generale accezione “u furese” era soprattutto il bracciante, colui che lavorava “a giornata” e zappava la terra, alle dipendenze saltuarie di un “ proprietario”.
Il suo salario era molto basso. Si diceva “furese” anche colui che, possedendo un pezzo di terra, di solito ereditato dal padre, lo coltivava con le sue braccia.
“Furese” era quindi chi zappava; gli altri lavoratori rustici erano solo un corollario, una induzione.
Una categoria un po’ più avanzata erano i coloni, coloro che coltivavano, per contratto, un vigneto di un proprietario, col quale dividevano i frutti della terra.
La condizione sociale del contadino era considerata bassa economicamente, rozza.
Le mamme, come sempre interessate a un “buon matrimonio” delle figlie, speravano che queste sposassero almeno un artigiano.
U furese: eccolo in Piazza San Martino, la sera, nella speranza di essere ingaggiato per una o più giornate di zappa.
D’estate, andava quasi sempre scalzo; indossava pantaloni e camicia. La coppola in testa non gli mancava mai e solo i più giovani ostentavano la capigliatura.
Gli uomini fumavano il sigaro e la pipa, i più giovani le sigarette.
Lavoravano in campagna dalla mattina alla sera, anche donne e ragazzi. Le donne contadine venivano impiegate di solito per la sarchiatura delle diverse “coltivazioni” e, a tempo debito, per la vendemmia e la raccolta delle olive. I ragazzi, quasi prima che “mettessero le ossa”, venivano ingaggiati per il trasporto delle pietre.
Oggi, ciò appare incredibile, eppure è stato proprio così. Si richiedeva sempre a tutti il limite massimo di ogni resistenza fisica.
Lo zappatore, per quello che egli ha dato nel passato, avrebbe avuto diritto ai più alti riconoscimenti.
Il lavoro della zappatura cominciava nel primo mattino, “in compagnia dell’alba…”. I braccianti, a gruppetti, portando su una spalla la zappa, raggiungevano i campi a piedi.
Quando il sole era alto nel cielo, interrompevano il lavoro per qualche minuto e ai piedi di un albero consumavano la colazione, che consisteva quasi sempre in un pezzo di pane duro.
Riprendevano poi con lena.
Ora la zappatura non si fa più con le braccia, ci sono fresatrici e trattori. Il vecchio arnese giace forse nell’angolo più riposto della casa del vecchio contadino, quale cimelio discreto da rispettare e ricordare.
Quanta fatica per il pane, quante lotte quelle del contadino prima di arrivare alle condizioni attuali, prima di sottrarsi ad una condizione secolare di povertà, di analfabetismo e di continua umiliante soggezione.
Sono qui le nostre radici più profonde e a menarne vanto si ha ben ragione.




Fonte:http://www.cittadeifiori.it/index1024.htm




Cercando nel web "cenni storici", "tradizioni" ecc. mi sono imbattuto in un sito ben strutturato, con foto, documentazioni, cenni storici. Con mio grande stupore ho notato che si tratta di Taviano, a me sconosciuto fino ad oggi, ma situato nella mia terra d'origine: la Puglia. Ho trovato la documentazione storica ben presentata, le foto dei borghi bellissime e il rispetto del passato ammirevole. Prendo in prestito questo articolo, dove è racchiusa la vita contadina della mia terra e mi riprometto che andrò a visitare questo splendido paese.

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