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Leggenda di Santa Maria al castello di Mesocco
                                                           
                                                                  

Sulla rocca del castello di Mesocco, fra i ruderi di torri e di edifici, ci sono anche quelli delle chiesina di San Carpoforo.
É noto, che il castello di Mesocco è una classica fortezza si sbarramento, che controlla il passaggio e per lungo tratto la valle della Moesa  in direzione della foce.
Anche se non esistono chiare prove, che questo potente baluardo sia stato fortificato in tempi anteriori all'epoca feudale, la presenza di una capella all'interno del castello, documentata nel 1219 come  < < Ecclesia Sancti Carpophori de Sorcastello>> autorizza la conclusione, che si tratti in origine di castello di rifugio per tutto il popolo (1 ).
Di questa chiesina si sono conservate le pareti originali. La navata é una piccola aula del secolo XI con abside a ferro di cavallo internamente e rettangolare esternamente.
Le lesene alla parete est, dovevano un tempo essere concluse da tre archi. Della chiesa primitiva del secolo VIII o precedente è visibile il fondamento della parete nord della navata.
Il campanile del secolo XI è posto isolato presso l'angolo nord-ovest della navata: torre dal basamento articolato da archi ciechi e fregi ad archi tondi trinati; nei piani superiori, finestre ad arco tondo come quelli della sottostante chiesa di Santa Maria e tetto a piramide ( 2 ).
Di questa  chiesina ci resta  una pia leggenda.
Un crociato di ritorno dalla Terra Santa aveva portato in dono al conte De Sax un quadro con l' effige della Madonna. Posto sull'altare della chiesina del castello, fra lumi e ceri, Maria sorrideva umile e semplice al conte ed a tutti i suoi domestici, che la veneravano.
Ma al conte De Sax successe il Trivulzio
, che col duro pugno chiuso, resse le genti, spense i lumi dell'altare e seminò ovunque angoscia e terrore!
Non a lungo però; stanchi: del duro giogo, sorgono inferociti i sudditi. Coloro che vinsero lo Svevo alla Calven, giurano di farla finita con l'esecrato tiranno. Dai monti e dalla valle accorrono inferociti i sudditi verso la rocca; sfondato il portone penetrano in massa nel covo del dominatore. Ma il tiranno, per via segreta si è già messo in salvo con tutti i suoi sgherri. Non si pensa ad inseguirlo. ma per far si, che egli non abbia mai più a ritornare per nuovamente annidarsi nella rocca, vi appiccano il fuoco.
La folla gongolante assiste alla voracità delle fiamme. Brucia la torre, la caserma arde, crolla la mamagione dei signori e già una nera nuvolaglia esce dalla chiesina.
La folla allora si fa muta, trsale..... ognuno pensa  sgomento alla Madonnina dell'altare.
Ma ecco un canuto pastore salir l'erta, entrare nel castello, dirigersi verso la chiesina gridando:  << Voglio salvar la Madonna ! Ella protesse sempre il pio governatore, ed ora sarà benigna verso chi scaccia l'odiato dominatore!>>. Ciò dicendo scompare fra il fumo e le fiamme.
Sullo spiazzo del castello tutti trattengono il respiro pieni dii andia e di timore. Dopo un istante le fiamme si spostano aprendo un varco al pastore, che con l'effige della Madonna, serio e solenne esce dalle vampe della chiesina; entrambi illesi.
Si spalancano allora i battenti della chiesa al basso della rocca e il quadro della Madonna vien collocato al sicuro sull'altare.
Dal quel giorno sono passati quattro secoli. Ancora oggidì, alla destra dell'entrata della chiesa di Santa Maria, chiuso da una piccola balaustra, s'innalza l'altare taumatergo della Madonna circondato da numerosi ex-voto, che testimoniano le grazie ricevute. Ed ancora oggidì, fra i trboli di questa vita tormentata, ci sentiamo incoraggiati, sollevati, fiduciosi, invocando: <<Santa Maria del Castello, pregate per noi, che ricorriamo a Voi >> (3).

                                                                                                                                Ma. Lampietti, Mesocco

(1 ) Dr. Rod Jenny.
(2 ) Guida dell'arte di Bernhard Anderes.
(3 ) Da un'antica poesia di P. a Marca.

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