Maggio - Il tempo che fu

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Maggio

Rubriche > Radici di Fasani Rodolfo

Maggio "Ben venga maggio! E maggio ll'è venuto!"

Tutti noi, da bambini, abbiamo imparato la poesia, o parte di essa, "Il cinque maggio", scritta da Alessandro Manzoni nel 1821 e dedicata al grande condottiero corso Napoleone Bonaparte.
<Ei fu. Siccome immobile, / dato il mortal sospiro, / stette la spoglia immemore / orba di tanto spiro, / così percossa, attonita / la terra al nunzio sta, / muta pensando all'ultima / ora dell'uom fatale; / …Fu vera gloria? Ai posteri / l'ardua sentenza :..>

Il nome maggio potrebbe derivare dalla dea romana Maia, un'antica dea della fecondità e del risveglio naturale in primavera. Mentre nella cultura cristiana maggio è il mese dedicato alla Madonna.
Anche maggio presenta molti detti e proverbi, sia legati alla meteorologia che alla vita comune:
Maggio, Maggio canto i colori / riempio i giardini e i prati di fiori; / tutto è più bello e profumato / ed anche il bosco si è risvegliato.
Aprile fa il fiore e maggio si ha il colore.
Si dice anche che se piove il giorno di San Bernardino (20 maggio) la pioggia rovinerà il raccolto del grano, delle olive e dell'uva.
Se marzo era "pazzo" e aprile portava "acque mille", maggio non è di meno e in molti proverbi si ricorda come l'estate è ancora lontana, da qui il detto Chi ha legna, per maggio la tenga; Maggio fresco e ventoso, rende l'anno fruttuoso; L'acqua di maggio fa belle le donne:
In ogni modo, al di là dei santi, maggio, detto anche il mese delle rose, è pur sempre un mese primaverile e dunque capriccioso, con frequenti alternanze al tempo caldo e freddo.

Seguono alcuni detti in dialetto: Se l'piov el dì de l'ascenza per quaranta dì un se miga senza. Trad.: Se piove il giorno dell'Ascensione, piove per altri quaranta giorni. Chi fa la morosa a l''Ascenza, dopo quaranta dì le senza. Trad.: Chi fa la fidanzata all'Ascensione, rimane senza dopo quaranta giorni. S'el piov per San Vitor, la va mal a la vaca e al pastor. Trad.: Se piove il giorno di San Vittore, va male per la mucca e per il pastore.

In dialetto di Mesocco, alcuni detti: Quant'e nac vea tut el sgunfiou de "Giumèla" es po' cargà "Vignun"; Quant l'e verda la cort de la casinen de "Arbea" la vachen la scusen senza fegn sui mont de "Forcola" e "Fregeira".
Es ved che Calnisc l'e un pruméstiv témpuriv: l'e miga amo sgiugn e i lassa gè na i bés'c. In del meis de mac el campéi el pasa su tuc i proméstiv a cuntrula la ciovénden.



a cura di Rodolfo Fasani
(allegato: foto Dio del vento)

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